Ci crediamo?

Nella mia vita da donna e professionista ho raccolto ormai centinaia di storie di donne e ultimamente ho riflettuto su questo: spesso le donne non vengono credute.
Non vengono credute dai medici, quando ti presenti in pronto soccorso con i dolori lancinanti e ti chiedono continuamente se sei incinta mentre tu continui a dire di no, che proprio non è possibile, e perdono tempo prezioso presupponendo una gravidanza che non c’è, mentre la tua appendice sta per scoppiare.

Non vengono credute dalle forze dell’ordine quando cercano un aiuto per arginare un ex fidanzato che si apposta sotto casa e le segue dappertutto, che non è “romantica nostalgia” ma stolkeraggio, spesso preludio di una tragedia.
Non vengono credute da piccole- magari dalle loro stesse madri- quando accennano a carezze un po’ troppo insistenti da amici di famiglia che le vogliono tenere sulle gambe.

Di fatto non veniamo credute. E quando l’autorità di turno, coloro che detengono il potere o il sapere ci dicono di non esagerare ci ritraiamo.
E invece dobbiamo imparare a stare dalla nostra parte, ad essere profondamente convinte di ciò che stiamo sentendo a livello di pancia, intuito, istinto e poi tradurlo in parole che possano spiegare bene la situazione, che possano portarci ad essere protagoniste della nostra vita e non vittime.
Perché ti meriti di essere ascoltata, creduta, curata nel migliore dei modi.

 

Non minimizzare i problemi di salute delle donne

Molte donne sottovalutano i propri problemi di salute, li minimizzano e così si rendono complici di un sistema che non è attento alla salute di genere.
Allora è importante diventare “avvocate” di se stesse, essere capaci di prendere decisioni, fidarsi di se, del proprio sintomo e di ciò che sta dicendo.
Quello che intuisci è giusto per te, è la voce della tua salvezza.
Quello che senti che non va nel tuo corpo, è un segnale potente che solo tu puoi tradurre perché ne sei l’esperta, certo, ti conosci da quando sei nata!
Quello che ti sembra strano, morboso, irragionevole, spesso… lo è!
E allora proprio per aiutarti in questo percorso di “empowement femminile” ho creato un piccolo vademecum di 5 suggerimenti da tenere a mente per quanto riguarda la tua salute di donna.
Molto spesso infatti si tendono a minimizzare i disagi femminili, a considerarli normali, perché cresciamo con l’idea che sia insito nel nostro essere donne dover soffrire. Niente di più sbagliato!
Ecco a te dunque cinque semplici suggerimenti per migliorare l’approccio con la tua salute e con chi se ne prende cura.

 

Cinque suggerimenti per migliorare l’approccio alla tua salute

1.“E se fossi un uomo?”
Fai questo esercizio: quando ti relazioni con medici, autorità, parenti o conoscenti guarda a come ti esprimi.
Osserva se stai minimizzando il tuo problema, autoriducendoti drasticamente le possibilità di venir creduta e dunque aiutata.

Poi fai finta che quel problema ce l’abbia un uomo.
Ti faccio un esempio per essere più chiara.

Roberta ha 29 anni e da 9 anni soffre di mestruazioni dolorose e abbondanti. Alle volte non riesce neanche ad alzarsi dal letto per i forti crampi che ha, per i giramenti di testa, e il male alle ginocchia.
Dopo quasi dieci anni di analgesici che la fanno andare avanti ma con fatica, decide di andare dalla sua dottoressa, nonostante sua madre le dica che: “è normale soffrire per le mestruazioni” e che tutte le sue amiche più o meno ne soffrano.

Si chiede anche se non sia esagerata, forse sta ingigantendo il problema.
La sua dottoressa la visita e le dice che è meglio che vada da uno specialista, perché oltre ad analgesici e antinfiammatori non può fare nulla..
Il ginecologo la visita e le propone la pillola: “per regolare il ciclo”.
Roberta va via frastornata: non le sono stati dati esami approfonditi (magari potrebbe avere l’endometriosi), non le è stato spiegato perché ha tutti quei dolori, non le sono stati spiegati gli effetti collaterali della pillola.

Ora cambiamo solo una lettera nel nome: abbiamo a che fare con Roberto.
Roberto al primo accenno di malessere, a vent’anni, viene invitato dalla madre a fare approfondimenti, la sua dottoressa di base lo ascolterà perché lui spiegherà molto bene quanto è invalidante la sua situazione, gli dirà che non può lavorare così, e i due si troveranno d’accordo nel capire a fondo la causa per risolvere il doloroso problema. Andando poi da uno specialista si sentirà dire che ha fatto bene a muoversi così giovane, perché quella patologia scoperta in tempo gli permetterà di curarsi grazie ad un approccio olistico (attenzione agli alimenti, esercizio, integratori, yoga…) e gli garantirà di non soffrire per il resto dei suoi anni.

Questo lungo esempio per farti capire come possono cambiare le tue sorti se il tuo atteggiamento trasuda sicurezza in te, nel tuo corpo e nel tuo sintomo.
Non voglio generalizzare, ma spesso questo è un atteggiamento che si ritrova di più negli uomini.
E, come dimostra la letteratura antropologica in merito alla salute di genere, gli uomini sono più creduti delle donne proprio per questo motivo. Si tratta di un cambio di atteggiamento.

A quel punto spesso anche chi ti sta davanti ti considera molto più seriamente.

2. Scegli da chi farti seguire
Nella scelta del medico, ginecologo, operatore olistico, scegli con la pancia.
Cioè ascoltando le tue sensazioni istintive, il tuo intuito,  non lasciando che sia il grande nome a influenzarti.
Non è detto che il ginecologo più famoso della tua città, quello da cui è andata l’influencer di turno, o quello consigliato dalla tua migliore amica facciano per te.

Valuta sulla base di come ti fa sentire quella persona, se non ti toglie potere ma te lo restituisce, chiedendoti cosa provi, cosa senti, qualcuno che annoti le tue sensazioni e osservazioni che fai sul tuo corpo e sul tuo sintomo come importanti tracce da seguire, qualcuno che ti consideri parte della soluzione, non solo del problema.

 

3. Donna o uomo?
Se non ti senti a tuo agio con un uomo, non ti forzare e scegli una dottoressa donna. Non sei retrograda o poco progressista. Molte volte abbiamo bisogno di sentirci al sicuro con una donna, non c’è niente di male. Idem al contrario. Se pensi che la donna proietti su di te la situazione, scegli un uomo.

4. Insieme è meglio
Se hai bisogno di un supporto non giudicarti debole, sei un essere sociale ed è normale voler avere vicino qualcuno che ci vuole bene e sta dalla nostra parte quando abbiamo visite o esami che ci innervosiscono o che sappiamo ci faranno stare male.

Togliamoci dalla testa l’idea di dover affrontare tutto da sole per dimostrare di essere forti e indipendenti.
Hai bisogno di qualcuno che stia fuori dalla sala d’aspetto con te? Chiamalo (o chiamala, visto che spesso sono amiche) e al momento opportuno restituirai il favore.
Il fatto di non essere sola ti darà più forza, ti aiuterà ad esprimerti meglio con il medico, ti aiuterà a ragionare prima di entrare a fare la visita e magari a porre le domande giuste senza vergognarti, perchè prima le avrai condivise con qualcuno.

5. Stai dalla tua  parte
L’ho già scritto ma lo ripeto.
Quello che senti è vero, quello che provi è vero.
Un sospetto, la sensazione che ci sia di più da indagare, che si possa agire in maniera diversa sono segnali importanti da rispettare. Rispetta ciò che senti e esprimilo.

Il rapporto con un medico dev’essere basato sulla fiducia e rispetto reciproco, e ti assicuro che ci sono  moltissime dottoresse e dottori che svolgono la loro professione mettendo te al centro, e non solo il sintomo.
Cercali e inizia così il tuo viaggio verso l’empowement al femminile, che si espanderà anche in altri campi della tua vita.

Vuoi essere supportata nel ritrovare il tuo potere femminile? Scrivimi a: [email protected], sarò lieta di sostenerti nel cammino verso te stessa con i miei percorsi di coaching trasformativi.

Antonella

Testo protetto da Copyright, riproducibile in parte con fonte citata.

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