Ph. Ava Sol

La stagione della Vergine è iniziata e questo bellissimo segno di Terra ci pone a confronto con alcuni temi che lo caratterizzano: perfezionismo, guarigione, attenzione ai dettagli.
Dopo l’energia calda e focosa del segno del Leone iniziamo questo settembre volendo mettere in ordine gli ambiti della nostra vita, tipica spinta da Vergine.
Tuttavia questo entusiasmo e le promesse che riponiamo nella ripresa settembrina devono essere gestite bene, per non rappresentare un fuoco di paglia che ci lascerà ancora più frustrati.
La tendenza al perfezionismo è un aspetto che può agire contro di noi, perché ci ostacola con il continuo paragone tra chi siamo e chi vorremmo essere, tra chi è più avanti di noi e fa tutto meglio tutto, facendoci arrovellare su cosa manca, sui nostri errori e sbagli, e sul perché non riusciamo a fare ciò che desideriamo.
Il perfezionismo ci blocca, e blocca la nostra unicità.
Nelle nostre imperfezioni siamo tutti unici, con un dono da mettere al servizio degli altri proprio per la nostra specificità, come i fiori che, pur essendo tutti diversi, sono ugualmente belli e apprezzabili.
Ecco allora 5 riflessioni per imparare a gestire il perfezionismo.

  1. Comincia
    Il perfezionismo ci fa rimandare continuamente, questa è la realtà.
    Aspettando il tempo giusto per iniziare passano i giorni, i mesi e gli anni.
    Non ci sentiamo mai pronte veramente, non abbiamo mai tutte le informazioni, non sappiamo tutti i passi che percorreremo, è vero, ma l’unico antidoto al “congelamento da perfezionismo” è iniziare.
    Se ci pensi il punto di inizio è spesso arbitrario. Dipende da te. Come possiamo definire “il momento perfetto” per iniziare?
    Se ti fai guidare dall’iperanalisi sarà molto difficile iniziare, perché la mente troverà sempre un motivo per rimandare. Allora prova ad ascoltare il tuo corpo, il tuo intuito, la tua pancia. Puoi farti guidare dall’entusiasmo queste parti di te.
     

2. Festeggia ogni piccolo passo
Il viaggio verso la realizzazione di se stesse, di un progetto, di un’attività ha un inizio ma non ha mai fine.
Se per festeggiare e celebrare noi stesse aspettiamo di aver raggiunto completamente l’obiettivo, potremmo non celebrare mai.
Perché in realtà ogni piccolo passo, ogni piccola vittoria, può essere riconosciuta e festeggiata.
Abbiamo bisogno di farlo per non finire in una spirale di continui doveri dove non ci si gusta mai ciò che abbiamo raggiunto.
Il perfezionismo ci potrebbe far sentire sempre insoddisfatte dal momento che non viene mai nutrito con i festeggiamenti per gli step raggiunti.
Guardati indietro e complimentati per ciò che sei riuscita a concludere, anche se non hai finito.
Il viaggio è fatto di tante piccole fermate che vanno celebrate: per sentirti abbastanza, per sentire che stai proseguendo, per avere la motivazione di andare avanti.

3. Non ti affaticare inutilmente
Il perfezionismo ci spinge a volere il massimo in ogni cosa che facciamo. Tuttavia ci sono cose da cui davvero possiamo permetterci di non pretendere la perfezione. Abbassare l’asticella ti aiuta a ridimensionare le aspettative.
Se una sera fai una pasta in bianco, o la grafica di quel documento non è perfetta, cosa succede?
Prendersi cura di ciascuna piccola attività con un perfezionismo maniacale ci fa sprecare preziose energie che potrebbero essere investite nelle cose più importanti. Impara a capire dove deve andare il tuo focus, le tue energie non sono infinite, non ci piace sentircelo dire ma è così. Saperlo però ti consente di usarle al meglio.

4. Sbagliare è una risorsa
Che cosa sono gli errori se non opportunità per imparare e crescere?
Dice un detto “Se non vinco, imparo“: se usciamo dalla dicotomia “successo o fallimento” entriamo in un bellissimo mondo dove tutte le esperienze servono a crescere, ad aumentare la nostra consapevolezza, a imparare dai nostri errori per essere ogni giorno esseri umani migliori.
In quest’ottica il fallimento non esiste perché usciamo dall’autogiudizio e dall’autocritica ed entriamo nella visione più ampia dell’autoapprendimento.

5. Evita il paragone
La strada del paragone è molto scivolosa. Ci fa supporre di star correndo la stessa gara con altre persone di cui, spesso, non sappiamo niente. Non sappiamo i loro mezzi, le loro aspettative, la reale soddisfazione per ciò che stanno ottenendo.
E’ una strada senza uscita quando il nostro scopo sotteso è diventare qualcun’altro.
Questo non è possibile e fa un torto alla nostra unicità. Possiamo sfidare noi stessi ad essere migliori di chi eravamo ieri, ma competere con qualcun’altro ci allontana dai nostri veri obiettivi e da noi stesse.

Infine, chiediti cos’è per te davvero il perfezionismo, quanto guida la qualità della tua vita.
Nella corsa quotidiana la voglia di essere perfette può farci perdere il gusto della vita, ne vale la pena?

Antonella

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